Monsignor Gianantonio Borgonovo, da dodici anni arciprete del Duomo di Milano, ha pubblicato da qualche settimana per i tipi delle edizioni Paoline la sua nuova traduzione di Genesi, accompagnata da un significativo apparato critico; il volume conta 1060 pagine, al prezzo di 95 euro.
Le novità nell’interpretazione del testo e gli elementi d’interesse nel commento sono numerosi e differenziati. Tra le prime spicca la scelta di utilizzare il verbo «pensare» per definire l’attività creatrice iniziale di Dio, al posto del tradizionale «dire». Dio comincia a parlare solo dopo aver fatto entrare in scena l’uomo, con il quale apre immediatamente un dialogo. Nell’apparato critico, Borgonovo si premura di fornire un inquadramento storico a Genesi, che presenta elementi sorprendenti in relazione alla tempistica della sua scrittura, che risulta successiva a quella delle vicende dei patriarchi, fino a Giacobbe. È solo in un secondo momento che venne redatto il racconto della creazione, insieme al collegamento tra le avventure dei patriarchi e l’arrivo degli ebrei in Egitto. Il processo di scrittura e organizzazione definitiva dei libri della Bibbia fu infatti lungo decenni e molto articolato.
Nell’individuazione dei collegamenti testuali e teologici di Genesi con altri libri della Bibbia, segnatamente Giobbe e Qoelet, Borgonovo offre al lettore alcune interessanti precisazioni testuali, tra le quali si segnala la correzione all’adagio classico del secondo «Niente di nuovo sotto il Sole». La traduzione esatta dall’ebraico risulta invece «Niente di del tutto nuovo sotto il sole», meno definitivo ma più realistico e soprattutto orientato verso il futuro. Di Carlo M. Cipolla, il grande storico dell’economia scomparso all’inizio del secolo, il Mulino propone Viaggi e avventure della moneta, Una conversazione con Thomas J. Sargent e Robert M. Townsend, 16 euro, 216 pagine. Si tratta della trascrizione di quanto detto in un incontro svoltosi in inglese alla metà degli anni Ottanta a Berkley, dove lo studioso insegnava, poi sbobinato e reso disponibile sul Web nel 2006. Solo oggi è stato tradotto e reso disponibile in italiano al pubblico in formato cartaceo.
Il valore del testo sta anche nel tono discorsivo che lo caratterizza, con Sargent e Townsend che domandano informazioni a Cipolla in vista del lavoro che stanno realizzando e chiedono chiarimenti e approfondimenti quando le risposte non sembrano loro esaurienti.
Il tema è quello meglio approfondito dallo studioso italiano, ossia l’evoluzione del sistema economico europeo nel corso del medioevo e più specificamente negli ultimi due secoli, quando la capitale dell’economia mondiale era Firenze, che dominava il mercato monetario attraverso le sue banche e il suo fiorino d’oro, coniato a partire dal 1252. Anche chi non è esperto di economia può godere le attente e dirette descrizioni di Cipolla relative alla nascita degli strumenti caratteristici del sistema finanziario moderno, dalla lettera di conto alle assicurazioni, in un contesto nel quale le indicazioni della morale erano ben diverse dalle attuali e l’applicazione di un tasso d’interesse a un prestito appariva in odore di peccato, dato che il tempo è di Dio e non lo si può vendere.
Di Paul Richardson è uscito Le bugie delle mappe. Gli otto miti della geografia che capovolgono la storia, Marsilio, 240 pagine, 18 euro. Il libro intende svelare l’esistenza, all’interno del nostro sistema di riferimenti culturali, di alcuni concetti inerenti la geografia e la sociologia politica, che sono ritenuti indiscutibili, mentre si tratta di costruzioni deologiche. Tra di essi spiccano i continenti, i confini e gli stati nazionali con la loro sovranità assoluta.
Particolarmente interessanti le riflessioni squisitamente geografiche sull’esistenza dei continenti, individuati in realtà sulla base di tradizioni culturali, tanto che l’Europa e l’Asia sono separate da un sistema collinare di nessun conto, quali sono gli urali, e dal corso di un fiume minore, l’Ural, dalla portata ridottissima rispetto ai maggiori corsi d’acqua che attraversano la pianura russa. D’altro canto, le immense montagne del massiccio himalayano non sono sufficienti a riconoscere autonomia geografica alla immensa penisola dove si trovano India, Pakistan e Bangladesh.
Davvero esplicito l’ultimo capitolo, dedicato all’Africa e alla devastazione che le potenze europee vi hanno portato, in particolare gli inglesi, dominatori della fase matura della tratta degli schiavi, che oltre alla depressione demografica del continente, con il trasferimento forzato in America di quasi due milioni di persone, rappresentò un vero sconvolgimento sociale scatenando guerre e alimentando potentati locali il cui unico obbiettivo era quello di catturare uomini e donne da vendere come schiavi.
Come dice il sottotitolo, Il grano cresce di notte, Vita e pensiero di Henry D. Thoreau scritto da Antonio Di Chiro, Piano B edizioni, 18 euro, 254 pagine, è la biografia ragionata di un personaggio la cui fama sta crescendo tra gli appassionati di vita all’aria aperta e di avventure di viaggio da compiere con mezzi limitati. La sua impresa più nota fu la decisione di ritirarsi per oltre due anni a vivere in una capanna di legno che si era costruito con le sue mani sulle rive del lago Walden. Da quell’esperienza Thoreau trasse un libro, intitolato appunto Walden, uscito nel 1854 e pubblicato solo di recente con l’aggiunta del sottotitolo Vita nei boschi nella traduzione italiana, che lo rese noto in tutti gli Stati Uniti. Non si tratta però del suo unico scritto. Dal 1837 al 1855 egli tenne un diario, pubblicato dopo la sua morte in 14 volumi e scrisse inoltre due opere molto diffuse tra i libertari di tutto il mondo, cominciando da Tolstoj e Ghandi: Disobbedienza civile e Apologia per John Brown, nei quali esprime le sue idee politiche, antistatuarie, antigovernative e assolutamente contrarie allo schiavismo esistente negli Stati del Sud quando i testi furono redatti.